QUANDO CINEMA E VINO S'INCONTRANO... IN UN SORSO DI MAGIA

QUANDO CINEMA E VINO S'INCONTRANO... IN UN SORSO DI MAGIA
Il vino è protagonista nelle pellicole cinematografiche di ogni epoca: sono tantissimi i film nei quali registi, produttori e sceneggiatori, più o meno famosi, hanno provato a raccontare, attraverso la cinepresa, la magia racchiusa in un calice di vino. E anche quando complementare, il vino è stato usato in lungo e in largo per amplificare il pathos nello schermo. 

Ha conquistato lungometraggi d’oltreoceano ed europei, trovando in ognuno una connotazione differente e sempre originale: da bevanda borghese e raffinata, un po’ snob da gustare in occasioni e tavole particolari, ad elemento intellettuale e culturale, capace di scandire e sottolineare, in maniera rituale, momenti paradigmatici della vita di una società: matrimoni, feste, incontri d’affari o liason d’amore.

Quando supera il valore “scenografico”, vestendo il ruolo di attore narrativo, il vino diviene un componente della storia capace di far progredire lo sviluppo della trama, ribaltando le situazioni narrative ed educando il protagonista. Per questo, il vino, può essere considerato un personaggio chiave del racconto filmico: con la sua presenza ha la capacità di ridefinire le coordinate, i sistemi di valori e le relazioni tra i personaggi sul set…..ma anche nel backstage.

In queste righe vorrei condividere con voi le tappe più significative della storia cinematografica a sfondo enologico, attraverso una selezione di 4 film che, più di altri, mi hanno fatto appassionare ancora di più al vino e al suo fascino senza tempo.
Perciò preparate i pop-corn, accomodatevi sulla vostra poltrona più confortevole, e immergetevi con me nel mondo del cinema, specchio fedele di quell’immaginario collettivo che tanto ha subito la fascinazione e la suggestione del vino.

Nel 1995 il profumo è quello del mosto selvatico di Alfonso Arau


L’intera vicenda al centro della pellicola americana Il profumo del mosto selvatico si svolge in un assolato vigneto sulle colline della californiana Napa Valley, dove da tre generazioni una famiglia di viticoltori messicani produce il vino secondo la tradizione, tra panorami naturalistici mozzafiato e terreni calcarei, severi e poco inclini a concessioni indulgenti.
Il profumo del mosto selvatico 
Una storia d’amore intensa e drammatica, carica di simbolismi e affastellata di passioni, separazioni e riconciliazioni, nella quale il vino non funge solo da splendida cornice, ma diventa esso stesso protagonista dell’intreccio drammatico, al fianco degli attori: Keanu Reeves, Anthony Quinn, Aitana Sanchez-Gijon e Giancarlo Giannini.

Memorabile la scena della vendemmia dove il vino, veicolo culturale identitario della tradizione contadina messicana, di cui la famiglia di viticoltori protagonista è portatrice, emerge in maniera dirompente con tutta la sua coinvolgente e magica sensualità. Un’esperienza sensoriale e festosa davvero intensa, che attraversa lo schermo e porta gli aromi ed i profumi del vino direttamente nel salotto dello spettatore. Si tratta di una scena in cui la pigiatura del vino viene fatta a piedi nudi pima da tutte le donne maritate, poi dagli uomini della tenuta, al ritmo incalzante di passi di danza. 

Consigli per la visione…
Un film da assaporare sorseggiando un calice del locale Zinfandel, vitigno autoctono della Napa Valley, area vitivinicola simbolo dei vini americani.

French Kiss, quando il vino diventa fenomeno antropologico

French Kiss

Il vino è un fenomeno antropologico. Lo pensava anche il regista di French Kiss, Lawrence Kasdan, che nel 1995 su questo assertivo sociologico costruisce e raffigura l’immagine del vino che il protagonista Luc Teyssier, una sorta di ladro gentiluomo dell’epoca moderna interpretato sullo schermo da Kevin Kline, porta impressa nel cuore, parlando delle sue origini e della tenuta di famiglia. “Il vino è come la gente” spiega Luc a Kate, “raccoglie le influenze dalla vita che ha intorno, le assorbe e così acquista la sua personalità”.

Il sogno di piantare un vigneto in Provenza, proseguendo la tradizione familiare, è talmente radicato in Luc da diventare il “movente” del furto di una collana. Situazione fuori dall’ordinario che crea i presupposti per l’incontro fortuito con la dolce e perbenista Kate (Meg Ryan), un’insegnante americana tradita dal findanzato. Il vino si impone come protagonista di questa pellicola, divertente, ironica e… romantica, per una confortevole glucosica sdolcinatezza che non guasta.

Topica la scena della degustazione, in cui Luc accompagna per mano Kate nella graduale scoperta del vino e delle sue sfumature olfattive, attraverso un percorso sensoriale basato sull’accostamento, agli aromi sprigionati dal calice, di boccette contenenti erbe, essenze e fiori esistenti in Natura.

Oltre a questo, il film ripropone una splendida cartolina evocativa della campagna provenzale, dove sterminate distese ordinate di filari baciati dal sole si stendono a perdita d’occhio per chilometri di profumi e colori. Un incantesimo magico.

Consigli per la visione…
Un classico della commedia americana, perfetto per gli inguaribili romantici che vedono nel vino la trasposizione naturale di un’appassionata storia d’amore. Vi suggerisco di guardare il film, soli o in compagnia, assaporando un calice di sanguigno e passionale Cabernet Sauvignon.
 

Sideways: un road movie che prende vita sorso dopo sorso


Sideways In Sideways, In viaggio con Jack di Alexander Payne (2004) il vino è il filo conduttore di una commedia ironica e riflessiva su quattro ruote. Un viaggio indimenticabile, che cambierà la vita dei due protagonisti: Jack, attore di soap opera in procinto di sposarsi - interpretato da Thomas Haden Church - e Miles, l’intenso Paul Giamatti, scrittore di dubbio successo, divorziato da ormai due anni e fervente amante del vino.

Di Miles è la decisione di regalare all’amico “quasi-sposo” una settimana sulle strade del vino della California, un addio al celibato unico e speciale, fra calici di nettare e paesaggi bucolici tipicamente americani.

Tra una degustazione e l’altra, il viaggio dei due amici si trasforma in una metafora della vita, dove le vicende dei protagonisti si incontrano, si uniscono, si rincorrono e talvolta si scontrano.

La pellicola si snoda tra improvvisi colpi di scena e il tentativo dei due di barcamenarsi tra i bruschi e continui cambi di programma: del resto l’imprevedibilità e la sorpresa sono alcune degli aspetti che rendono il vino così affascinante e nel contempo misterioso. Non trovate?

Tutt’altro che banali i dialoghi nei quali Miles, un uomo dalla cultura raffinata e arguta, profondo conoscitore del lessico enologico, spiega a Maya il suo amore per alcune varietà, in particolare il Pinot Noir, un vino che egli definisce “arduo, dagli aromi eccitanti, sottili ed antichi”. Vi consiglio di ascoltare dal vivo le intense parole di Paul Giamatti in questa scena tratta dal film, per non perdervi neanche una sfumatura dell’ardore con cui Miles contrappone il Pinot Noir al “prosaico” Cabernet.

Un film dinamico, che alterna l’introspezione all’ironia. Coinvolge attimo dopo attimo, bottiglia dopo bottiglia, man mano che le cantine e i vigneti della California spalancano le loro porte agli attori e…. allo spettatore. È un film che consiglio a tutti coloro che non hanno fretta di stappare una bottiglia, nell’attesa che ogni singola bottiglia raggiunga il suo apice. Del resto, come afferma Maya, “Il vino è vivo, come ognuno di noi. Nasce, cresce e raggiunge la maturità. In quel momento, ha un gusto fantastico”.

Consigli per la visione…
Un film da gustare a sorsi lenti e calibrati, degustando un calice di Pinot Nero della Côte d’Or o, per chi ne avesse le possibilità (e beato lui!), uno Cheval Blanc del 1961, come quello che Miles sorseggia in un bicchiere di carta in un fast-food sopraffatto dalle vicende della vita, in quella che è divenuta una delle scene più cult della cinematografia enoica moderna.

Magico e raffinato il vino nelle atmosfere provenzali di Un’ottima annata

 

Un'ottima annataUn banchiere londinese, Max Skinner, inaridito dal denaro e da una vita trascorsa con il naso immerso nel cinismo degli affari, eredita la vigna provenzale del vecchio zio ormai dimenticato, Château La Siroque, un luogo sospeso nel tempo, immerso nella campagna romantica della Provenza, dove tutto profuma dell’accoglienza mediterranea dei vini che da quella terra nascono. È subito magia.
È questa la vicenda che anima la pellicola Un’ottima annata del regista Ridley Scott (2006): una storia semplice, non scontata, che nasce da un evento apparentemente insignificante capace di cambiare per sempre la vita del protagonista e di trasportarlo in un intenso viaggio alla scoperta di sé stesso e delle proprie radici, inestricabilmente – come scoprirà –  legate al vino.

Nel film il vino viene investito di un ruolo quasi spirituale.

Il suo compito è quello di traghettare il protagonista, con la sua verace e genuina onestà, nelle tappe del percorso interiore che, riportando alla luce i ricordi, le emozioni e le sensazioni della sua infanzia, permetterà a Max di riappacificarsi con il suo passato, di ritrovare la sua vera natura e di riconoscersi nei valori che lo zio gli aveva insegnato, gli stessi che appartengono da secoli alla cultura del “far vino”: sincerità, passione, rispetto per la natura, per la terra e le stagioni.

Sintesi del film la frase con cui lo zio Henry spiega al piccolo Max cosa significa per lui fare il vino: “Io amo fare il vino perché questo nettare sublime è semplicemente incapace di mentire, vendemmiato presto o tardi non importa, il vino ti bisbiglierà in bocca sempre con completa e imperturbabile onestà ogni volta che ne berrai un sorso”.

Consigli per la visione…
Se amate la magia dei vini provenzali, vi suggerisco di sorseggiarne un calice mentre vi dedicate alla visione di questo film, lasciando che il sorso vi accarezzi il palato e vi bisbigli all’orecchio la sua storia. Ricordatevi, ogni tanto, di socchiudere gli occhi, per lasciarvi trasportare a Château La Siroque e passeggiare fra i filari della Provenza insieme a Max. Il vino che ci abbinerei? Un caldo Bandol.

Vi suggerisco di leggere il diario di bordo del viaggio in Provenza di Lucio Fossati, per gustare fino in fondo la magia di questa meravigliosa terra vitivinicola. 

Qui si conclude questo breve e molto personale viaggio tra le pellicole cinematografiche che ho scelto per rappresentare la mia interpretazione del binomio cinema-vino.

Se pensate che abbia dimenticato un film più meritevole di questi nella mia lista, oppure, semplicemente, vi va di condividere altri titoli che, a vostro parere, raccontano il vino in modo degno di nota, vi prego di segnalarmele inviandomi una mail ad info@enocode.com: sarò felice di arricchire la mia “videoteca enologica”.